20.02.2009 – La decostruzione della soglia

L’associazione culturale SanMichele11 inaugurerà il 20 febbraio alle 18.00 la mostra dal titolo: “La decostruzione della soglia – L’architettura della salute mentale”.
La mostra, realizzata con il patrocinio del Comune di Trieste e con il contributo dell’Azienda per i Servizi Sanitari n.1 Triestina e del Dipartimento di Salute Mentale di Trieste, intende indagare le recenti esperienze di progettazione dei Centri di Salute Mentale compiute sul territorio regionale e nazionale. Sarà visitabile sino al 20 marzo dal lunedì al venerdì, con orario: 9:00 – 12:00 e 15:00 – 18:00.
La presentazione della mostra avrà luogo alle ore 18:00 presso il Tempietto Anglicano, adiacente allo spazio espositivo, con gli interventi di Franco Rotelli, direttore generale dell’ASS n.1 Triestina, Pier Aldo Rovatti, professore di Filosofia teoretica presso l’Università degli Studi di Trieste e l’architetto Alberto Lixi.
Uno psichiatra, un filosofo e un architetto quindi, introdurranno con i loro diversi linguaggi un mostra che intende mettere in relazione la disciplina architettonica con quella psichiatrica, attraverso uno scambio reciproco di competenze, saperi, esperienze e tecniche.

L’esposizione dei progetti architettonici, presentati attraverso disegni, fotografie e schede tecniche è infatti intrecciata alle testimonianze degli operatori del settore e alle loro riflessioni sugli spazi, sulla qualità dei luoghi e sulla loro influenza nella cura del disagio mentale.
E proprio il titolo della mostra “La decostruzione della soglia” si rifà a questa esigenza di operare di concerto, psichiatri ed architetti, sulla costruzione di spazi funzionali alle esigenze di cura e terapia, ma vocati ad essere luoghi aperti, di passaggio e di incontro, in uno scambio, costante e continuo, tra il dentro e il fuori, in una sorta di continuità tra il centro di salute mentale e i luoghi collettivi, la casa delle persone, il rione.

Siamo ormai lontani dallo realtĂ dello spazio recluso e segregato del manicomio, che Franco Basaglia descriveva così nel 1964: “Dal momento in cui oltrepassa il muro dell’internamento, il malato entra in una nuova dimensione di vuoto emozionale […]; viene immesso, cioè, in uno spazio che, originariamente nato per renderlo inoffensivo ed insieme curarlo, appare in pratica come un luogo paradossalmente costruito per il completo annientamento della sua individualitĂ , come luogo della sua totale oggettivazione”. Ma gli interrogativi sulle soglie ancora chiuse, le diverse possibilitĂ di cura, di terapia, di accoglienza, ed il ruolo in questo contesto dell’architettura contemporanea rimangono attuali e pressanti.


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