Mario Perossa, architetto

17 March, 2008

Mario Perossa nasce a Buie in Croazia e studia a Lubiana in Slovenia, dove a tutt’oggi è uno dei più validi e quotati docenti di Composizione e progettazione architettonica all’interno della Facoltà di Architettura. L’origine del suo percorso architettonico si inserisce all’interno della produzione architettonica slovena; infatti, proprio a Lubiana è allievo del professor Edo Mihevic e successivamente del professor Stanko Kristl che influenzeranno le sue prime realizzazioni.

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Componente fondamentale ed inscindibile nelle sue progettazioni sarà il contesto naturale e paesistico della sua regione natale, l’Istria. Perossa realizza la maggior parte delle sue architetture nel contesto mediterraneo istriano, analizzando e riproponendo il linguaggio e la matericità tipiche delle costruzioni rurali dell’Istria: l’uso della pietra pittoresca, la struttura degli insediamenti e l’edificazione razionale dei manufatti sono i principi che egli traduce e ripropone in queste sue realizzazioni. Il professor Stanko Kristl dà una significativa enunciazione dei principi perseguiti dall’architetto all’interno del catalogo della mostra del 1989 alla Scuola di Architettura di Lubiana: “L’architetto Mario Perossa attinge dal passato in maniera costruttiva; passato che lo interessa ai fini del presente. Recupera la sua casa cittadina per farne un uso quotidiano. La immagina intrisa di storia, carica di ricordi, ma al contempo dimora del presente.”

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Perossa si confronta, però, anche con il linguaggio postmoderno nei progetti che realizza in contesti e di dimensioni diverse. Rimanendo sempre fedele alle stesse regole di base, egli sottolinea la ricerca all’interno della tradizione architettonica, della cultura abitativa contemporanea e delle tecniche costruttive caratteristiche dei luoghi. Tutto ciò gli permette di giungere ad un linguaggio architettonico peculiare, che coniuga la dignità architettonica locale con la soluzione dei problemi abitativi dell’uomo contemporaneo nell’ambito del “programma statale di edilizia sociale”.
Le sue opere piĂą recenti testimoniano la maturitĂ  architettonica raggiunta ed imprimono una propria impronta nel dialogo con la tradizione architettonica moderna e con la creativitĂ  contemporanea.
Perossa rappresenta un architetto brillante e vivace capace di utilizzare un diverso registro compositivo a seconda dei diversi ambiti e ambienti progettuali.

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La mostra vuole ripercorre tale percorso e produzione architettonica, ponendo l’accento su alcune opere maggiormente rappresentative, ma anche presentando alcuni lavori realizzati in collaborazione con gli studenti della Scuola di Architettura di Lubiana.

Born in Buie, Croatia, Mario Perossa undertook his studies in architecture at the University of Ljubljana, Slovenija, where he teaches now Architectonic Composition and Planning. Perossa’s roots are deeply linked with the Slovenian architectonic culture: starting as a pupil of Professor Edo Mihevic and Professor Stanko Kristl, his young works show the influence of his masters. The landscapes and natural elements of his homeland, Istria, are always inscribed in the outine of his plans, contaminating his works over the time. The Mediterranean context of the Istria peninsula is the perfect environment where he builds most of his architectures, using the typical style of the local rural building culture.

During his career Mario Perossa also experiments the postmodern architecture language, always keeping an eye at the three pivotal elements that characterize his production and professional research: architectonic tradition, contemporary housing culture and local building techniques. Thanks to this characteristic approach Perossa developed a peculiar architectonic language mixing local design and contemporary housing solutions. His mature works show the result of this personal style research: a mutual interference between modern architecture tradition and a contemporary creative approach. The exhibition on show until the 9th of March 2008 runs along Perossa working activity, focusing on some of his most representative projects and on a few plans designed with the students of Ljubljana University.

During the opening evening at the Tempietto Anglicano we will present the catalogue on Perossa Architectures, edited by UniversitĂ  Popolare di Trieste and Unione degli Istriani, on the occasion of the 2002 Istria Mobilissima Award, when Mario Perossa was awarded the first prize.

Architetture di Dimitri Waltritsch

16 January, 2008

L’associazione SM11 si propone come punto d’incontro e di confronto dei linguaggi e della cultura architettonica dell’intero territorio euroregionale, ancor piĂą in occasione dell’ingresso ufficiale della Slovenia in Europa. L’inaugurazione dell’anno espositivo 2008, proprio con la mostra dell’architetto Dimitri Waltritsch, si colloca all’interno di queste riflessioni e ben rappresenta la matrice comune di questo territorio.

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Waltritsch è autore di realizzazioni fortemente orientate a stabilire interferenze contemporanee dal carattere deciso con il tessuto della città storica. Una lunga formazione professionale all’estero (Amsterdam, Parigi, Tokyo) gli permette di affrontare con sicurezza e competenza temi molto diversi: da interventi di ristrutturazione interna a piani urbanistici complessi. Si tratta di architetture che trasmettono valori positivi e condivisi, in grado di essere percepiti in modo diffuso e capillare dagli abitanti e dagli utenti degli edifici. Gli interventi presentati nella mostra, che hanno recentemente incontrato un notevole interesse anche da parte della critica e della stampa specializzata (Abitare, Casabella, Costruire, Il Giornale dell’Architettura, Progetti&Concorsi de Il Sole 24ore, Showroom, Revija Hiše, d’Architettura, Architecture Page, e altre ancora) manifestano la loro identità contemporanea apportando nei relativi contesti quel valore aggiunto, che ci si aspetta da un intervento di architettura contemporanea.

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Tra le opere esposte vanno ricordate il Palazzo del Cinema e il Centro Culturale KBcenter a Gorizia, un nuovo spazio d’interazione sociale e culturale della comunità slovena a Gorizia, nato su iniziativa della Società finanziaria - Financna delniška družba KB1909. Due complessi architettonici contemporanei di forte richiamo, rappresentanti spazi aggregativi legati al mondo della cultura rivolti a varie fasce di età, che simboleggiano una nuova qualità della convivenza in un ambiente sociale rispettoso delle diverse identità. Si tratta di interventi che sono stati compresi, accettati ed apprezzati nella loro integrità dai fruitori e dalla cittadinanza locale, obiettivo non sempre facile da raggiungere per i progettisti che si confrontano e che propongono interventi di architettura contemporanea nella nostra Regione.
La mostra ed il catalogo sono stati realizzati con il contributo della Società finanziaria – Financna delniška družba KB1909.

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The cultural association SM11 in its purposes sets itself as a place where architecture’s languages and culture can meet and confront with each other, even more on the occasion of the official entrance of Slovenia in Europe. The choice of opening the year 2008 with the exhibition on the architect Dimitri Waltritsch must be seen in this light, as he well rapresents the common matrix of this territory.
Dimitri Waltritsch is an author who strongly tends toward the interference of contemporary lines with the historical structures of the old town. A long period of professional training abroad allows him to deal with different thematics with great competence. His architectures convey positive and widely shared values, that can be perceived both by the inhabitants and the users of the structures. The works chosen for the exhibition show their contemporary identity, giving to the relative contexts that additional value which identifies any plan of contemporary architecture.
Among the works on display there are the Cinema Palace and the Cultural Centre KBcenter, a new space for the social and cultural interaction of the slovenian community in Gorizia, a project promoted by the Financial Society – Financna delniška družba KB 1909. These two contemporary buildings, two areas of cultural aggregation for users of all ages, symbolize a new quality of social cohabitation within a space respectful of different identities.

Case–studio. Lo studio GEZA in mostra a Sanmichele11

15 November, 2007

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La mostra ‘Case-Studio’ sarĂ  integralmente dedicata al tema delle case privata e vuole avere un tono molto sperimentale utilizzando la specificitĂ  di Sanmichele11 che non è “solo” uno spazio espositivo ma è anche uno studio di architettura e all’interno di ogni studio di architettura i differenti lavori si “sovrappongono”, si intersecano e si contaminano.
L’allestimento, curato direttamente da GEZA, è pensato come un luogo di lavoro in progress in cui i fili progettuali, i modelli, i disegni, le fotografie e alcuni testi critici curati da Giovanni Damiani, si rincorrono e si aggrovigliano tra di loro nei tre ambiti in cui è divisa la mostra, ovvero le opere realizzate, i concorsi e alcune opere ancora in corso di costruzione.
Le case private in mostra costituiscono una sequenza di ragionamenti il cui esito è evidentemente correlato, ma allo stesso tempo tutti i progetti sono dei momenti specifici per puntualizzare e definire i propri temi di ricerca all’interno della professione.

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Il titolo Case-studio si presta a diverse letture:
- nel senso di studi sulla casa, ovvero nella volontĂ  di riportare nella discussione architettonica il tema della casa oggi spesso uscito dalle agende della ricerca nel nostro paese e, secondo gli autori, invece ancora molto ricco di spunti possibili. Per questo, tra le diverse opere che GEZA ha realizzato in questi anni, in mostra si vedranno solo case, singole e private.
- pensando allo studio come casa dell’architetto, giocando con la modalitĂ  espositiva di Sanmichele11 che GEZA interpreta come un luogo di lavoro e ricerca in cui traslocare, per il tempo della mostra, una parte dello studio e utilizzando lo spazio come transfer per rileggere i propri lavori.
- un dichiarato riferimento all’esperienza dei programmi Case-Study Houses realizzati negli Stati Uniti tra gli anni Cinquanta e Sessanta che ha generato esiti straordinari molto poco studiati in Italia e a cui GEZA ha sempre attinto come riferimento per i propri lavori e le personali ricerche.

The exhibition “Case Study/io” is entirely devoted to the theme of private homes and is designed in a sperimental way using the space of SM11, seen not only as exhibition centre but also as a studio of architecture where usually the different plans overlap, contaminate and intersect with each other.

Infact the exhibition design, made by the GEZA studio itself, is conceived as a work in progress, a space where all the design sketches, plannings, drawings, pictures, models and some critical writings by Giovanni Damiani mix with each other, running along the three different themes in which the exhibition is divided: realized plans, competitions, and some works still under costruction.

The plans for private homes on display are ment to be read as a sequence of reasonings in mutual-relation, pointing to a common result. At the same time each work is a specific step towards the definition of personal themes within the professional research.

The exhibition’s title “Case Study/io” may easely be read in three different ways:

- as a study of the house: a will to revive the topic of private homes lately set aside from the architectural debate in our country. A subject still reach of possible interpretations according to the GEZA exhibitors. That is the main reason why the authors decided to devote this exhibition entirely to home plans.
- seeing the Studio as the architect’s home and playing with the peculiarity of SM11: an architecture studio itself, as well as an exhibition and research centre where GEZA moved its works and, while putting them on display, underlines a new thematic connection between the different plans, finding new points of view, new interpretetions.
- as an esplicit reference to the Case-Study Houses programmes made in the U.S.A. during the 50’s and 60’s, from which GEZA always drew its inspiration for its own works and personal research, in spite of the lack of a deep study on the sobject in Italy.

Una firma internazionale. Stazione Rogers.

2 October, 2007

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La Stazione di Servizio dell”Aquila” di Trieste è stata progettata negli anni ‘50 da Ernesto Nathan Rogers, del gruppo BBPR. Negli anni ’60 i BBPR costruiscono a New York e a Barcellona; a Milano realizzano un simbolo, “la Torre Velasca” e i “Musei del Castello Sforzesco”.

La raffineria “Aquila” decide di valorizzare la propria immagine con una piccola opera d’architettura, posta in riva al mare e ricorre alla firma di un figlio illustre della città. Un’officina ed un distributore di carburanti per automobili, per un architetto “moderno” e “funzionale”, è un tema ricco di nobiltà, proprio perché “strumento del lavoro”.

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Così nasce l’idea di un’onda leggera che accompagna la curva delle Rive, sospesa su “pilotis” di color turchino. Al di sotto un involucro sinuoso molto vetrato. Un rivestimento di tesserine di ceramica bianca, serramenti verniciati in nero, tiranti in rosso cinabro. L’interno delle volte azzurro.

“Semerani e Tamaro Architetti Associati” hanno firmato il progetto di restauro di un concorso di idee per la riqualificazione dell’ex Stazione di Servizio - concorso bandito dall’Assessorato ai Lavori Pubblici del Comune di Trieste, proprietario dell’edificio. Il Gruppo di lavoro che si è aggiudicato il Concorso è formato da da Associazione E.N. Rogers, Trieste Contemporanea e Comunicarte. Come si evince dal progetto, “Stazione Rogers” è l’occasione per valorizzare un piccolo gioiello dell’architettura industriale, nascosto a Trieste. Un restauro che ha giĂ  incontrato l’apprezzamento di chi è attento alla valorizzazione dei beni culturali.

Massima l’accessibilità viabilistica ed anche marittima, posizione strategica tra i poli della Stazione di Campo Marzio, del Museo del Mare, della Pescheria e del Museo Revoltella, delle sedi universitarie umanistiche e dei circoli sportivi nautici.

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Senza modificare il carattere “essenziale” della Stazione il restauro filologico prevede una sequenza di forme di comunicazione: prima uno spazio di accoglienza e uno spazio per proiezioni, conferenze, mostre, infine un terzo spazio con postazioni tecnologiche. Uno degli elementi centrali del progetto è la luce; sia quella diurna, che necessariamente significherĂ  un’espansione negli spazi interni che quella notturna che trasformerĂ  “Stazione Rogers” in una lampada nella notte.

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The Aquila’s petrol station of Trieste was designed during the 50’s by Ernesto Nathan Rogers, who belonged to the BBPR group. In the 60’s the BBPR group worked in New York and Barcellona; in Milan they built a symbol of italian architecture, the Velasque Tower and the Sforzesco Castle’s Museums.

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Tra norma e invenzione

5 July, 2007

La creazione di miti è un’attitudine propria dello spirito umano. La dimensione del mito ha avuto e continua ad avere un ruolo di tutto rilievo nella cultura occidentale; si pone ancor oggi come elemento fondante della memoria di una popolazione, come sedimentazione della memoria collettiva, nelle cui pieghe si articola il rapporto tra l’individuale e l’universale, tra l’uomo e la comunitĂ .
Il mito è la proiezione dell’inconscio e del conscio collettivo; è il grande serbatoio che continua a riempirsi nel corso dei secoli di contributi ed interpretazioni, di riflessioni letterarie, artistiche, filosofiche, cosmologiche. L’immaginario collettivo, la visione personale e collettiva delle cittĂ  si formano attraverso la dimensione del mito. I paesaggi, i luoghi, le atmosfere, le architetture: sono colti attraverso un gioco di rimandi e riflessioni (come in uno specchio): dalla letteratura, dalla poesia, dall’arte.

Luciano Celli
(tratto dalla pubblicazione Tra norma e invenzione edita in occasione della mostra, Comunicarte edizioni)


The creation of myths is a typical attitute of the human mind. The dimension of the myth has had and still has an important role in western culture. It sets iself as foundamental element of a population’s memory even nowadays; as sedimentation of the collective memory, in whose wrinkles lies the dynamic relationship between the particular and the universal, between man and community.
The myth is a projection of our unconscious and of the collective consciousness. It’s a huge tank which during the centuries has filled and continue to fill itself with literary, artistic, philosophical and cosmological interpretations and deliberations. The collective imaginary, the personal and collective vision of the city sprout from the dimension of the myth. Landscapes, atmospheres, sites, architectures are caputured into a connection of reflections and references (as if in a mirror) by Literature, Poetry and Art.

Luciano Celli
(from Between rule and invention published for the SM11 exhibition, Comunicarte Publisher)